La festa dei morti. Quando Halloween era un “Pupazzo”.

Se penso alla Festa dei morti in Sicilia, non posso che ripercorrere, con la mia mente, la mia infanzia.

In un battito di ciglia, mi tuffo indietro nel passato, quando Halloween era solo qualcosa visto alla tv ed io e mio fratello attendevamo con ansia e un po’ di “paura buona”, l’arrivo dei morti, e con loro, un sacco di giochi e leccornie.

Con qualche settimana di anticipo alla festa dei morti, io e mio fratello ci impegnavamo a scrivere una lettera ai nostri cari defunti, facendo loro sapere i nostri desideri in termini di giochi: la bambolina con i vestiti intercambiabili, la macchinina telecomandata.

Non chiedevamo biscotti, caramelle e cioccolatini perche’ sicuri, di riceverli nel cannistru dei morti, (cesto dei morti).

bimbi che pregano

Le sere antecedenti la festa dei morti, prima di addormentarci e quasi sotto minaccia di nostra madre, intensificavamo le nostre preghierine, dedicandole all’anima di nonna Agnese e Papà Turì ( i nostri bisnonni centenari che abbiamo conosciuto e amato), ma anche a quelle di zio Peppe, zio Carmelo, Zia Rosa (parenti che in realtà io non conobbi mai, dal vivo).



Finalmente arrivava l’1 di Novembre, la festa di tutti i Santi, giorno di vacanza…..ma il nostro pensiero era sempre quello: “sapi chi ni portanu i morti?!? “ (chissà cosa ci porteranno i morti). I nostri cuoricini battevano per l’emozione.

Andavamo a letto presto,  per aspettare il giorno della festa dei morti, “altrimenti i morti non vengono”, diceva nostra madre.

Ricordo che non subito riuscivamo a prendere sonno, perchè ad ogni rumore in casa, pensavamo che fossero Zia Rosa o Papà Turi intenti a sistemare i nostri regali. Ci addormentavamo per la stanchezza, chissà dopo quante ore…

Il giorno della festa dei morti era finalmente arrivato. Ci alzavamo alle prime luci dell’alba e iniziava la nostra ricerca, alla scoperta del nostro cesto. Cercavamo ovunque: dietro le tende, sotto i letti…

Ogni anno, i nostri “murticèddri” diventavano sempre piu’ bravi e addirittura agili (magari avevano le ali, pensavo) e nascondevano i loro doni nei posti più impensabili…ma noi, imperterriti, li trovavamo…ed era magia!

cannistru

Il nostro cesto tanto desiderato era lì, davanti ai nostri occhi, pieno di ogni ben di Dio:  u cavallaggèri di zuccaru  (pupi di zucchero), frutta martoranataralli, carcagnèddra (ossa di morti), caramelle, cioccolati, biscotti ca ngingiulèna (semi di sesamo) ed infine….il nostro gioco preferito.


Soddisfatti e felici, ci preparavamo per andare al cimitero e ringraziare i nostri defunti, sfoggiando sorrisi smaglianti e mettendo nelle nostre tasche qualche dolcetto. E quando incontravamo amici e parenti che ci chiedevano, “Chi vi purtàru i morti?” (cosa vi hanno portato i morti?), io e mio fratello ci guardavamo e strizzando l’occhio, in segno di complicità, rispondevamo: “Un pupu cu ll’occhi torti” (un pupo con gli occhi storti).

la festa dei morti in sicilia

Chi ti purtàru i morti?

Annalisa Pompeo









ENGLISH VERSION

In Sicily, the festa dei morti is an important holiday, also known as “Day of the Dead.”

It is a day that is celebrated to honor our lost loved ones, the “morti. ” When I think about this holiday, I can’t but relive in my mind my childhood. In the bat of an eyelash, I dive into the past, when Halloween was something only seen on TV, and my brother and I waited anxiously for a little “fun fear” …the arrival of the dead and with them, lots of toys and treats.

Several weeks prior, my brother and I got to work writing letters to our dear deceased loved ones, letting them know our desires in terms of which toys and games we wanted: the doll with the interchangeable outfits, the remote control car. We never asked for cookies, candies or chocolates because we were sure to be receiving them in our cannistru dei morti (gift basket).

The evenings before the holiday, getting finally to bed (practically by way of our mother’s gentle “threats”) and before falling asleep, our little prayers intensified, dedicating ourselves to the souls of Nonna Agnese or Papa’ Turi’ (our old great grandparents whom we had known and loved), and also those of Zio Peppe, Zio Carmelo, and Zia Rosa (dear relatives that had sadly passed before we could have met them).

Finally November 1st arrived, All Saints Day, a vacation day…but our single thought remained: “sapi chi niportanu i morti?!?” (who knows what the “morti” will bring us). Our little hearts would be pounding with emotion and excitement.

We went to bed early, “otherwise the morti wouldn’t come,” my mother would tell us. I remember us not being able to fall asleep right away, because we would jump at the slightest sound in the house, thinking it might be Zia Rosa or Papa’ Turi, intent on getting our gifts in order. We would finally fall asleep from sheer exhaustion, after who knows how many hours…

The day of the morti would finally arrive. We would get up at the crack of dawn and begin the search for our basket. We would look everywhere, behind the curtains, under the beds…

Every year, our “murticèddri” (beloved deceased relatives) would get better and better, and even more agile (maybe they had wings, I thought) and they would hide their gifts in the most unthinkable of places…but we, determined and unshakeable, would find them…and it was pure magic!

Then, finally, our long-awaited basket would be there, in front of our eyes – full of every good gift from God: u cavallaggeri di zuccaru (dolls made of sugar), frutta martorana (sweet marzipan formed into fruit shapes), taralli, carcagneddra (cookies shaped like bones), candies, chocolates, biscotti ca ngingiulena (sesame cookies) and of course…our favorite toys.

Happy and satisfied, we would prepare to leave for the cemetery and thank our relatives, flaunting our dazzling satisfied smiles while filling our pockets with sweets.

And when friends and relatives would see us and ask, “Chi tipurtaru I morti?” (what did the “morti” bring you?), my brother and I wink at each other, and with knowing looks on our faces we would respond: “Un pupu cu ll’occhi torti” (a doll with crooked eyes).

Annalisa Pompeo

Thanks to Niki Masino for translation.